I grandi pugili che hanno fatto la storia della boxe

Dempsey e Tunney

Tra gli anni 10 e 20 la boxe conobbe un grandissimo sviluppo quantitativo e qualitativo: le palestre erano piene e ogni colpo o tecnica della nobile arte era stato inventato e/o perfezionato.
La gente era affamata di battaglie, quasi quanto i pugili. Proprio in questi anni nascono le due tipologie di combattenti più famosi, destinati a scontrarsi per sempre: gli infighters e gli outfighters. I primi basavano il loro combattimento sulla continua ricerca del combattimento a corta distanza, cercando di sfinire l'avversario, mentre gli altri cercavano di tenerlo a distanza, non smettendo mai di muoversi, demolendo pian piano il rivale con veloci combinazioni.
Tra i migliori infighters di questo periodo spiccano per fama e bravura Jack "The Manassa Mauler " Dempsey e Harry Greb, rispettivamente campioni del mondo dei pesi massimi e dei pesi medi.
Jack Dempsey, se escludiamo il pioniere Sam Langford, fu il primo grande infighter dei pesi massimi. Dotato di un ritmo infernale, una mascella d'acciaio e di due mattoni al posto delle mani, seminò il terrore nella categoria regina negli anni 20 e conquistò il titolo mondiale nel '19 contro il gigantesco Jess Willard.
Jack era un 185cm x 85 kg, mentre Willard un 199 cm x 111kg. Nonostante questa superiorità fisica (14 cm e 26 kg) il povero Jess fu spedito al tappeto 7 volte nel primo round, per poi abbandonare alla fine della terza ripresa. Diventato campione del mondo rimase tale sino al '26. Difese cinque volte il titolo mondiale, tutti match violentissimi, soprattutto quello con l'argentino Luis Firpo (sett. '23). Firpo era un pugile famoso per la potenza dei suoi colpi con i quali stordiva gli avversari e per l'amore per la birra, che spesso gli faceva trascurare gli allenamenti.
Aveva guadagnato la sua chance mondiale battendo per ko l'ex campione Willard ed era la prima volta che un pugile latino arrivava a competere per un titolo così prestigioso. Il match iniziò subito a tutto ritmo e Dempsey atterrò Firpo 7 volte di fila nella prima ripresa. Sembrava un incontro finito ma invece sul finire del round Firpo con un destro “un po’ spinto” centrò il "Manassa Mauler", facendolo volare fuori dalle corde sul bancale dei giornalisti, che lo aiutarono a rialzarsi e a tornare sul ring prima dell'out.
Nella seconda ripresa Jack mandò definitivamente ko Firpo atterandolo 2 volte. Firpo non riuscì ad alzarsi la seconda volta, e non appena l'arbitro dichiarò il ko, fu aiutato dallo stesso Dempsey a rialzarsi, che diede prova come sempre di grande sportività.
Dopo questa battaglia Jack non difese il titolo per 3 anni. Non aveva più bisogno di combattere spesso, poiché grazie alla sua popolarità aveva guadagnato ingenti cifre e veniva profumatamente pagato per esibirsi in match esibizioni, cioè incontri di pochi round, in cui non veniva stabilito un vincitore (erano comunque violenti come incontri veri).
Intanto un altro pugile si stava facendo strada, e apparteneva all'altro stile di combattimento, l'outfighting, Gene Tunney. Probabilmente fu il primo pugile moderno: basava il suo pugilato sulla mobilità di gambe, la varietà dei colpi e sulla tecnica difensiva.
Era un vero e proprio imprenditore del suo corpo: era sempre in allenamento, e pianificava ogni piccolo dettaglio della preparazione atletica/tecnica per il match: studiava i video dell'avversario, seguiva una dieta ferrea per stare nel suo peso forma, alternava gli allenamenti a fasi di riposo ecc.
Era stato sconfitto solo una volta, dal già nominato Harry Greb per il titolo americano dei mediomassimi. Per Gene fu un vero calvario: Greb, con la sua aggressività, lo demolì, e riuscì ad arrivare a sentire l'ultima campana solo grazie al proprio orgoglio. Imparò la lezione e ricominciò la sua scalata, affrontando altre quattro volte Greb, vincendo in tre incontri e pareggiandone uno. Non potendo disputare il titolo mondiale dei mediomassimi nel 1925 passò definitivamente nei massimi, e sfidò Dempsey. La sfida fu organizzata per il 26 settembre 1926, con favorito il campione in carica. Gli spettatori paganti erano 120.757, un vero e proprio record. Era il match del secolo.
Tunney dominò il match dall’inizio alla fine. Jack appariva lento e scarico, e veniva continuamente anticipato dal più veloce avversario. Al termine delle 10 riprese previste, il titolo dopo 7 anni cambiò possessore. L'ex campione chiese subito la rivincita, e Tunney impose che prima battesse Jack Sharkey (futuro campione del mondo, che perse il titolo contro il nostro Primo Carnera). Ciò avvenne il 21 luglio 1927, quando alla settima ripresa lo mandò ko, in maniera anche "sporca" (Sharkey disse di essere stato colpito basso).
Tunney vs Dempsey II si svolse a Chicago il 22 settembre. Gli spettatori totali furono 140.000, con un incasso di 2658660 dollari. Il match comunque passerà alla storia per un evento controverso, più che per i suoi numeri.
Le prime sei riprese sono la copia del match precedente. Ma la ripresa chiave, l’evento controverso già citato, è la settima: Dempsey riesce a mandare Tunney alle corde e con una bellissima combinazione lo manda al tappeto. Subito dopo si posiziona lì vicino, per colpirlo appena si fosse rialzato, ma l'arbitro, seguendo una norma appena introdotta, per iniziare il conteggio aspetta che l'avversario ancora in piedi raggiunga l'angolo neutro. Dempsey, non abituato a questa regola, si allontana tardi e l'arbitro di conseguenza inizia il conteggio cinque secondi dopo. Tunney, ripresosi subito dall'atterramento, sfrutta questa situazione per riposarsi di più alzandosi solo al 9, ovvero 14 secondi dopo essere stato atterrato. Finì la ripresa senza strafare, essendo consapevole di aver perso il round ma di essere in vantaggio ai punti. Nell’ottavo assalto, come per dare ulteriore prova di essersi ripreso, con uno splendido destro, preciso quanto potente, manda al tappeto Dempsey, che comunque si rialza subito.
Allo stesso modo si svolsero le ultime 2 riprese. Il campione conservò meritatamente il titolo, e Jack comunque non sfigurò grazie al suo coraggio. Si ritirò subito dopo e aprì un ristorante, non abbandonando mai comunque il mondo del pugilato, a cui si dedicò come arbitro, promoter e opinionista. Anche Tunney si ritirò poco tempo dopo, dopo aver difeso il titolo mondiale contro il roccioso neozelandese Tom Heeney. Terminò gli studi di teologia e si dedico alla politica. Il ritiro di questi 2 fuoriclasse segnò un momento di declino per i pesi massimi, in cui si alternarono 5 campioni del mondo in 7 anni (la stessa durata del regno di Dempsey), fino a che non arrivò il salvatore, il più grande...quello vero.

 


Harry Greb

Un altro grande infighter, se non il più grande, fu sicuramente Harry "The Pittsburgh Windmill" Greb. È presente in tutte le classifiche serie dei più grandi pugili di tutti i tempi.
Combattente coriaceo, coraggioso e veloce, supportato da grandi capacità difensive, conosceva ogni trucco e scorrettezza e non si faceva problemi ad utilizzarli. La morte prematura della figlioletta nel '22 accentuò il suo atteggiamento spericolato sul ring, quasi come se cercasse la morte. Combatté tra il 1913 e il 1926, disputando circa 300 incontri ufficiali, senza contare le esibizioni. Nel 1917 disputò 37 incontri (record), vincendone 34. Incontrò chiunque dai pesi medi ai pesi massimi, non rifiutando mai un avversario.
Nel 1921 accettò di affrontare il mediomassimo- massimo Kid Norfolk, battendolo per NWS (new spaper decision); spesso all'epoca se il match finiva ai punti il verdetto era affidato ai giornalisti, che pubblicavano il loro vincitore il giorno dopo sul giornale. Greb pesava 8 kg in meno dell'avversario, e riuscì a batterlo nonostante che, a causa di una polliciata scorretta del suo avversario, non vedesse più dall'occhio destro. La prima occasione che ebbe per un titolo fu per quello americano dei mediomassimi contro Gene Tunney.
Greb, nonostante concedesse più di cinque kilogrammi, diede una vera e propria lezione di pugilato al futuro campione, infliggendogli la prima ed unica sconfitta.
Ebbe finalmente l'occasione di combattere per il mondiale dei medi nel '23, cioè 10 anni dopo il suo debutto e dopo più di 200 incontri. Il campione in carica era Johnny Wilson. Dopo un match equilibrato, una prova giudicata non tra le migliori di Harry, i fianchi del “gatto selvatico di Pittsburgh” (altro suo soprannome) si cinsero finalmente della massima cintura.
Difese 4 volte il titolo mondiale, una volta contro il campione mondiale in carica dei pesi welter, Mickey Walker, grandissimo pugile che combatterà con successo anche nei pesi massimi (pareggiò con Jack Sharkey).
Perse il titolo contro il mancino Tiger Flowers con un verdetto controverso. Provò a riconquistarlo nella rivincita al Madison Square Garden di NY, ma i giudici con un verdetto ancora più controverso, lo diedero sconfitto.
Greb non si oppose al verdetto e se ne andò dal Madison tra gli applausi del pubblico. Questo fu il suo ultimo match, poiché si ritirò subito dopo.
Decise di operarsi al naso, per sistemarlo dopo 13 anni di carriera e risolvere i suoi problemi respiratori. Era il 22 ottobre 1926. Per complicanze dell'operazione morì sotto i ferri, senza essersi mai svegliato dall'anestesia.
Sui pugili di questo periodo esistono vari luoghi comuni, alimentati dalla mancanza di molti filmati, come che non avessero tecnica, non avessero difesa e fossero dei rissaioli da birreria. Ma basta guardare il record di Greb e confrontarlo con quelli di oggi per capire di essere in errore.
In un anno fece 37 incontri, mentre al massimo i grandi campioni attuali ne fanno 3\4. Se non avesse avuto una buona tecnica difensiva, come avrebbe fatto a combattere ogni 10 giorni, con avversari spesso più pesanti e con dei guantini dalle imbottiture irrisorie?
La verità è che dei binomi di classe e determinazione come Greb sono una razza estinta.

 

Joe Louis

Joe Louis viene considerato dalla maggior parte della critica specializzata come il più grande peso massimo di tutti i tempi. Lo chiamavano cioccolato, oppure caffè da ko, ma quando gli avversari crollavano sul ring tramortiti, qualcuno meravigliato clonò il soprannome che più rappresentava quel ragazzo che picchiava come Jack Dempsey. Nel 1935 divenne dunque il “Brown Bomber” per il pubblico delle arene. Conquistò il titolo contro Jim Braddock e lo difese 25 volte, dal ’37 al ’48 (con una pausa dal 42 al 46 per la guerra). Nella sua carriera fu battuto solo dal ex campione mondiale Max Schemeling quando era ancora giovane e un po’ inesperto, e da Ezzard Charles e Rocky Marciano quando ormai era vecchio ed era solo l’ombra del miglior Louis. Ha battuto nella sua carriera vari record: più giovane campione del mondo dei massimi a 24 anni, 3 difese consecutive per ko al primo round, campioni mondiali mandati ko (Primo Carnera, Max Baer, Jack Sharkey, Joe Walcott, Billy Conn, Jim Braddock), maggior numero di difese del titolo (25, con in tutto 27 campionati del mondo, con solo 2 sconfitte). Pugile straordinario, potente e preciso, non velocissimo di gambe ma molto di braccia. Si ritirò con 66 vittorie (52 per ko), 3 sconfitte e 0 pareggi.

 

Sugar Ray Robinson

Sugar Ray Robinson è stato il più grande pugile di tutti i tempi. Stereotipo del pugile perfetto, non mancava in nessuna dote fisica o tecnica: velocissimo e potente, era in grado di boxare in qualsiasi maniera a seconda di chi aveva davanti. Campione mondiale nei welter tra il '46 e il '51, vinse anche 5 volte il mondiale dei medi negli anni 50, sconfiggendo nella sua carriera una marea di pugili di prim'ordine: Jack LaMotta (con cui fece 5 incontri, vincendone 4 e perdendone uno solo), Carmen Basilio, Randy Turpin, Gene Fullmer, Rocky Graziano, Kid Gavillan, Carl Bob Olson e anche un vecchio Henry Armstrong. Tentò di conquistare anche il titolo dei mediomassimi contro Joey Maxim. Nonostante pesasse 7 chili in meno del campione, stava stravincendo ai punti prima di cedere al caldo afoso di quella sera, e si ritirò dopo 13 riprese. Dopo questo incontro si ritirò e fece il ballerino, ma poi la voglia di tornare sul ring, e anche alcune necessità economiche, lo spinsero a tornare a combattere e riconquistò altre 3 volte il mondiale. Purtroppo non seppe amministrare bene le ricchezze accumulate in carriera e quindi per mantenersi dovette solcare i ring anche dopo i 40 anni, prendendo varie sconfitte da pugili che all'apice avrebbe demolito.

 

Rocky Marciano

Rocky Marciano, “il bombardiere di Brockton”, è stato uno dei più grandi pesi massimi mai esistiti, e l'unico a essersi ritirato imbattuto. 49 incontri, 49 vittorie, 43 prima del limite. Vinse il titolo contro il sublime, seppur anzianotto, Jersey Joe Walcott per ko al'13 round, mentre era in svantaggio ai punti. Difese il titolo 5 volte, l'ultima volta contro Archie Moore (grandissimo campione dei mediomassimi che detiene ancora oggi il record di vittorie per ko, 131), in un bellissimo incontro. Fu campione mondiale dal ’52 al ’56.
Era un ciclone, instancabile, in grado di combattere fino alla morte. Ma la sua vera forza non risiedeva nelle braccia, ma nella sua mente: aveva una grandissima forza e concentrazione mentale, che gli permetteva di uscire da situazioni impossibili e di portarsi a casa il match. Erroneamente viene ricordato come un pugile senza tecnica e gioco di gambe, come se esso consistesse solo nel "danzare" attorno all'avversario come faceva Ali. Invece Rocky le gambe le usava benissimo: toglieva benissimo spazio agli avversari, costringendoli ad andare all'angolo o alle corde, dove poteva scaricare la sua forza dirompente. Purtroppo i migliori avversari che ha sconfitto, i fuoriclasse Walcott, Ezzard Charles, Joe Louis e Archie Moore, non erano più giovanissimi, ma ciò non sminuisce i suoi grandi meriti e si colloca stabilmente nella top ten dei migliori pesi massimi di ogni epoca.